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Villa Caprile

Splendido esempio di villa con giardino all’italiana, Caprile venne costruita a partire dal 1640 dal marchese bergamasco Giovanni Mosca, discendente di una nobile famiglia lombarda che si trasferì nelle Marche nel 1550, in seguito all’ottenimento dell’investitura del castello di Gradara. A Caprile il nobile volle realizzare la sua residenza estiva in cui trascorrere villeggiature e tenere ricevimenti, attribuendole fin dall’inizio una destinazione di svago. Questa tesi è confermata da una descrizione ritrovata nel diario di viaggio di monsignor Lancisi, mandato da papa Clemente XI Albani nel ducato di Urbino. Dopo aver delineato la struttura e le decorazioni della villa, il monsignore si sofferma in particolare sui giochi d’acqua dei giardini, in cui “machine, sibili, suoni, gradini e piogge al passeggero non fa invidiare molto a Tivoli o a Frascati alcuno dei loro artifici”. Il più importante intervento di ristrutturazione fu eseguito nel 1763, dal discendente Carlo Mosca, a cui si deve l’impianto architettonico giunto fino ai nostri giorni.

Destinata come già detto a fini di ricevimento e villeggiatura, Villa Caprile ospitò personaggi molto importanti, tra cui si possono ricordare Casanova, Stendhal, Rossini e Leopardi.Il marchese Francesco Mosca, impegnato nella divulgazione della fede giacobina, nel 1797 ospitò anche Napoleone Bonaparte. Fu ancora lui che, dopo aver innalzato “l’albero della libertà” trasformò la villa da sito elitario ed aristocratico a luogo di fruizione pubblica. Dopo poco però la residenza tornò ad accogliere personalità illustri, grazie anche alla vita mondana condotta da Carolina di Brunswick, principessa del Galles, che prese Caprile in affitto nelle estati del 1817 e 1818. Solo nel 1876, con il risorgere delle Accademie, Caprile venne acquistata dall’Accademia Agraria per poter dar vita alla Colonia Agricola, con il patto di non stravolgere l’impianto architettonico esistente.

In seguito a difficoltà economiche la proprietà venne ceduta nel 1925 alla Provincia di Pesaro Urbino, che proprio recentemente ne ha curato il restauro. Attualmente è sede dell’Istituto Tecnico Agrario “Cecchi”.

Per quanto attiene all’impianto architettonico, la struttura seicentesca si presenta con un’armonica facciata, che fa da fondale scenico ai preziosi giardini, ricchi di piante esotiche e di scherzi. L’impianto è stato modificato nel ‘700 da una ristrutturazione che ha arricchito l’assetto con la torretta centrale. All’interno, degni di nota sono lo scalone d’onore e un salone ornato con stucchi in cui si trova rappresentata la vita di San Paolo.

I giardini, che seguono il pendio del colle, si dispongono su tre terrazzi collegati da scalinate. La prima, costituita da una doppia rampa, è la più antica e conduce al primo giardino. Proprio questo ospita i decantati giochi d’acqua, che sorprendono e divertono i visitatori con spruzzi improvvisi che fuoriescono da siepi vasi e monumenti. Per la loro realizzazione è stata al tempo allestita una maestosa galleria filtrante che si insinua per quasi due chilometri all’interno della collina, per raccogliere l’acqua. Il secondo livello è invece occupato dal pomario, in cui trovano sede le piante da frutto, su ricordo del giardino arabo tipico delle aree di cultura spagnola. Il terzo livello infine ospita il viridarium, con le profumate essenze tipiche dell’epoca, come il rosmarino, la salvia, il ginepro, il timo e così via. Degno di nota è poi il teatrino di verzura, contenuto in un’arena di cipressi e realizzato completamente da vegetazione, compreso il “palcoscenico” e i gradoni.


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