Progetto migrazione rapaci (Report attività 2010)
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L’Ente Parco Naturale del San Bartolo ha iniziato un rilevamento della migrazione primaverile dei rapaci a partire del 1998 con la collaborazione scientifica dell’Università di Urbino (Prof. Maria Balsamo). I risultati ottenuti confermano l'importanza di quest’area protetta per la migrazione dei rapaci ma anche di altre specie di uccelli, come i grandi veleggiatori quali la Cicogna bianca, la Cicogna nera e la Gru.
OSSERVAZIONE DEI RAPACI NEL
PARCO:
Volontariato ed Educazione Ambientale
Dall’inizio della ricerca sulla migrazione, il Parco ha offerto la possibilità a volontari di partecipare alla campagna di osservazione dal 1 aprile al 31 maggio. Sotto la supervisione dello zoologo Laurent Sonet, i volontari possono avere l’opportunità di seguire centinaia di rapaci e conoscere meglio questi splendidi animali.
Inoltre, per chi viene da fuori, il Parco offre l’alloggio in campeggio e rimborsa le spese di vitto.
Chi fosse interessato può rivolgersi al Parco Naturale del San Bartolo (Tel: 0721/268426 Fax: 0721/408 520 cell. 348 35 72 204; email: migrazionesanbartolo@provincia.ps.it)
Il Parco del San Bartolo offre una configurazione topografica quasi ottimale (collina e falesia a picco sul mare) ed un a posizione molto interessante (12 Km di costa Adriatica) nel bacino mediterraneo per la migrazione dell’avifauna.
Questa sorta di balcone sul mare si presenta quindi come un naturale ed interessantissimo punto d’osservazione privilegiato per poter ammirare e studiare questi uccelli da preda. Il San Bartolo costituisce l’ultimo promontorio della costa Adriatica verso Nord e risulta pertanto essere un punto di concentrazione importante per i grandi migratori che seguono la costa e per quelli che attraversano gli Appennini pesaresi.
Quadro riassuntivo (dati dal 1998 al 2009)
Lo studio è realizzato ogni primavera dal 1998 nell’area del Parco del San Bartolo, da un appostamento fisso principale, dove si è effettuato il 94% delle ore di osservazione e situato sopra la falesia dove la visibilità è ottimale in tutte le direzioni (Monte Castellaro, m.178 s.l.m.) e altri tre: Mte Merro in area contigua, Mte Brisighella e La Montagnola nell'area Parco. I rilevamenti sono effettuati con un binocolo 10x50 ed un cannocchiale 20-60x50.
L’indagine si è svolta per un totale di 6.344 ore di osservazione distribuite su tutto l’arco del giorno in 916 giornate (90% dei giorni usufruibili).
La migrazione autunnale è stata seguita nel 1998, 1999 e 2005 per un totale di 569 ore distribuite in 106 giorni.
Si è cercato di coprire tutte le ore di luce, dalle 8 alle 18, concentrandosi però sulle ore centrali del giorno, nelle quali le correnti ascensionali, dovute al riscaldamento del suolo, sono maggiori e quindi maggiori sono le probabilità di osservare i rapaci che sfruttano queste correnti per migrare.
Le osservazioni sono consistite nel riconoscimento delle specie di ogni singolo individuo, e quando ciò non è stato possibile, si è determinato il genere o la famiglia. I dati sono stati raccolti in apposite schede prendendo in considerazione i dati meteorologici (forza e direzione del vento, visibilità, copertura del cielo e precipitazioni) e tutti i dati riguardanti i rapaci in migrazione (specie, n° d’individui, sesso, ora solare d’avvistamento, direzione d’arrivo e di partenza, quota, comportamento).
L’identificazione dei rapaci in volo richiede molte informazioni: l'impressione generale del rapace, la forma e la taglia del corpo, la forma dell’ala in relazione alla forza del vento, il tipo di volo (scivolata, volteggio o volo battuto), le colorazioni del piumaggio, il rapporto fra lunghezza e larghezza dell’ala, la forma della coda, della testa, il numero di penne primarie …ecc.
Falco pecchiaiolo
Cicogne bianche
Un totale di 32.155 rapaci di 24 specie ed una sotto-specie sono stati osservati per le dodici stagioni primaverili e 450 individui di 12 specie per le tre stagioni autunnali. Un totale di 3.461 rapaci non sono stati identificati (10,7 % del totale) dovuto in parte alla scarsa visibilità per le cattive condizioni meteorologiche verificatesi in alcune giornate (precipitazioni, nebbia, foschia), in parte a causa della lontananza del rapace dal punto di osservazione. Fra questi rapaci non determinati, 2.210 (6,8%) sono degli Accipitridae e 1.251 (3,9%) dei Falconidae.
In autunno, il numero relativamente basso dei rapaci osservati in rapporto alla primavera può essere dovuto al fronte di migrazione post-riproduttivo più ampio, oppure può indicare delle rotte diverse che alcune specie usano durante il ritorno verso i quartieri di svernamento.
La migrazione primaverile 2009 è stata caratterizzata da un passaggio
che riflette la media degli altri anni con un totale di 2.908 individui
avvistati.
E’ stato invece un anno eccezionale per la diversità di specie con
l’osservazione di 21 specie diverse tra le quali molte rare per il San Bartolo:
Capovaccaio, Aquila minore, Sacro, Falco della regina, Lanario e Smeriglio.
Le 3 specie più importanti del passaggio sono le stesse ogni anno: il Falco pecchiaiolo, il Falco di palude e il Gheppio che rappresentano il 74 % degli avvistamenti dei 12 anni di osservazione.
Nessun'altra specie delle restanti ha superato il 6 % degli avvistamenti.
Quadro riassuntivo
delle 12 stagioni di rilevamento primaverili e 3 stagioni autunnali per ogni
singola specie nel Parco Naturale del San Bartolo
ANNI 1998 – 2009
|
Specie |
Primavera 2009 |
Totale primavera 1998-2009 |
Totale autunno 1998, 1999, 2005 |
|
Falco pescatore |
12 |
140 |
7 |
|
Capovaccaio |
1 |
3 |
- |
|
Aquila anatraia minore |
- |
1 |
- |
|
Aquila minore |
1 |
3 |
|
|
Biancone |
4 |
13 |
1 |
|
Poiana |
25 |
444 |
19 |
|
Poiana delle steppe |
- |
1 |
- |
|
Falco pecchiaiolo |
999 |
11.936 |
91 |
|
Nibbio bruno |
29 |
288 |
- |
|
Nibbio reale |
6 |
49 |
1 |
|
Falco di palude |
807 |
8.560 |
125 |
|
Albanella reale |
10 |
130 |
9 |
|
Albanella minore |
42 |
496 |
1 |
|
Albanella pallida |
1 |
29 |
- |
|
Astore |
- |
6 |
- |
|
Sparviere |
82 |
651 |
8 |
|
Sparviere levantino * |
- |
1 |
- |
|
Accipitridae
ind. |
237 |
2.210 |
121 |
|
Sacro |
1 |
4 |
- |
|
Falco della regina |
2 |
3 |
1 |
|
Lanario |
1 |
4 |
- |
|
Lodolaio |
79 |
7002 |
18 |
|
Falco cuculo |
35 |
1.726 |
- |
|
Gheppio |
396 |
3.466 |
31 |
|
Grillaio |
3 |
32 |
- |
|
Smeriglio |
1 |
6 |
- |
|
Falconidae ind. |
134 |
1.251 |
17 |
|
Totale non determinati |
371 |
3.461 |
138 |
|
TOTALE |
2.908 |
32.155 |
450 |
|
Giorni di osservazione |
69 |
916 |
106 |
|
Ore di osservazione |
542 |
6.344 |
569 |
|
Altre specie |
|
||
|
Cicogna bianca |
81 |
547 |
- |
|
Cicogna nera |
14 |
77 |
- |
|
Gru |
- |
276 |
87 |
* catturato al centro di innanelamento della Provincia di Pesaro e Urbino
OSSERVAZIONE DEI RAPACI NEL
PARCO, VISITE E “RAPTOR WATCHING”:
Volontariato ed Educazione Ambientale
Con questa indagine, si è constatato come il Parco Naturale del San Bartolo, nonostante la sua relativa estensione, risulti molto importante per la migrazione di rapaci e altre specie di uccelli. Dall’inizio della ricerca sulla migrazione, il Parco offre la possibilità a volontari di partecipare alla campagna di osservazione. Sotto la supervisione di un responsabile, i volontari possono avere l’opportunità di seguire centinaia di rapaci e conoscere meglio questi animali.
Chi fosse interessato può rivolgersi al Parco Naturale del San Bartolo (Rif. Laurent Sonet Tel: 0721/268426; Fax: 0721/408 520; cell: 348 35 72 204; email: migrazionesanbartolo@provincia.ps.it)
Più di 400 volontari hanno partecipato al progetto dal suo inizio, di cui più del 25% è straniero e proviene soprattutto dalla Francia, Belgio, Spagna e Svizzera.
Oltre ai volontari, la migrazione dei rapaci è seguita anche da appassionati o non o da semplice visitatori.
Volontari sul Monte Castellaro
Si vede anche la partecipazione di scuole che è sempre aumentata nel corso
degli anni, prova del successo del progetto.
Una scolaresca in visita sul san Bartolo
Questo monitoraggio, svolto su un arco di tempo di 12 anni in collaborazione con l’Università di Urbino, ha messo in luce come il Parco San Bartolo, nonostante la sua relativa estensione, risulti invece molto importante per la migrazione di rapaci e altre specie di uccelli. Si stima il passaggio a più di 6.000 unità, il che fa del Parco un luogo importante per la migrazione dei rapaci in Italia.
Tutti i rapaci visti sul San Bartolo provengono dall’Africa, passando per lo Stretto di Messina, e dall’Italia meridionale, dirigendosi verso l’Italia settentrionale ed il resto del continente europeo. Il San Bartolo costituisce l’ultimo promontorio della costa Adriatica ed è punto di concentrazione importante per i rapaci che seguono la costa e quelli che attraversano gli Appennini pesaresi.
Questo progetto fornisce quindi delle preziose informazioni in relazione al numero assoluto dei rapaci in migrazione, alle variazioni negli anni che possono indicare una tendenza sullo stato delle popolazioni dei rapaci, al rilevamento di specie rare, all'analisi del periodo di passaggio di ciascuna delle specie e della frequenza oraria.
Gheppio
APPROFONDIMENTI
Notizie generali sui rapaci
Le dizioni “rapaci” o “uccelli da preda” sono sempre da usare in senso non sistematico scientifico, perché si riferiscono ad un gruppo di uccelli abbastanza eterogeneo, anche se con adattamenti ecologici molto simili, un po’ come si usa fare per gli “uccelli marini”, tant’è vero che molti ornitologi hanno aperto un ampio dibattito se comprendere in questa dizione generale di rapaci anche le averle o addirittura i corvidi. Comunque gli uccelli che oggi vengono normalmente classificati come rapaci includono nel mondo 292 specie di rapaci diurni e 162 specie di notturni. I vari tipi dei rapaci si dividono in sei famiglie, ognuna riconoscibile da un'unica combinazione di caratteristiche anatonomiche, comportamentale e biologiche.
I “gufi”, che in realtà comprendono anche civette, allocchi, barbagianni ecc., sono riuniti nella famiglia degli strigiformi e sono rapaci specializzati come predatori crespuscolari e notturni e possono essere immediatamente identificati dalle peculiarità morfologiche, comportamentali e del loro sviluppo, hanno alcune caratteristiche in comune con i rapaci diurni, ma dal punto di vista sistematico essi sono nettamente separati. I rapaci diurni sono raggruppati insieme in un unico ordine, i ‘Falconiformes’, che, per le caratteristiche della struttura cromosomiche e del DNA mostrano una completa indipendenza di sviluppo dai rapaci notturni. Le affinità dei rapaci diurni e notturni con gli altri gruppi di uccelli non sono chiare, ma l’evidenza tramite lo studio della DNA e della loro anatomia, suggerisce parentele con vari uccelli acquatici quali i caradriformi, i pellicani e le cicogne. Viene di seguito data una breve illustrazione delle 3 famiglie di rapaci diurni presenti in Europa e in Italia.
Accipitridi. E’ la famiglia più diversificata e con ben 223 specie diffuse nel mondo essa è una delle più grandi famiglie degli uccelli. I suoi esponenti vivono in tutti i continenti tranne l’Antartide, e includono specie come le poiane, i nibbi, gli astori, le aquile, gli avvoltoi del vecchio Mondo ecc. Per quanto riguarda la struttura, questa è più o meno uniforme nonostante un'ampia scala di dimensioni, colorazioni e silhouette, abilità di volo ed abitudini di preda. Anche se gli accipitridi non sono identificabili da una unica caratteristica quasi tutti hanno 14 vertebre nel collo mentre gli altri rapaci ne hanno 15, inoltre hanno numero e forma dei cromosomi diverso dagli altri rapaci. Sono sia predatori che mangiatori di carogne, uccidono la preda con gli artigli e si costruiscono autonomamente i loro nidi.
Pandionidi. Questa famiglia è costituita da un’unica specie, il Falco pescatore, molto simili agli accipitridi ma ben differenziato tanto da meritare la distinzione in un’unica famiglia propria. È un rapace diffuso in tutto il mondo e specializzato nel predare pesci tuffandosi nell’acqua ad artigli protesi, quale adattamento alla pesca di grossi pesci possiede artigli lunghi e ricurvi.
Falconidi. La famiglia dei falconidi è la più distinta e differenziata dei rapaci diurni. Esiste in tutto il mondo, ma mostra una maggiore diversificazione in Sud America dove tutti i generi sono ben rappresentati. I falconidi hanno alcune caratteristiche in comune con gli accipitridi ma sono generalmente più agili nel volo, con ali a punta e molti catturano in volo prede alate, inoltre tutti i 60 membri della famiglia hanno una modalità di muta diversa rispetto agli altri rapaci.
Il fenomeno migratorio
Quanti rapaci migrano e dove
?
Ogni anno, in tutto il mondo, la migrazione dei rapaci interessa milioni di esemplari che si spostano dai quartieri di svernamento verso i quartieri di nidificazione in primavera, nel senso contrario in autunno. Delle 46 specie di rapaci europei, 24 sono completamente migratrici, ciò significa che tutti gli individui di queste specie migrano; altre 12 sono parzialmente migratrici, in quanto le popolazioni settentrionali migrano, quelle del sud, invece, sono sedentarie. In molti luoghi d'Europa, quindi, durante le due stagioni di migrazione, si possono osservare molte specie diverse di rapaci in migrazione.
Le principali aree di svernamento dei rapaci migratori europei sono nell'Africa transahariana; questa meta obbliga i rapaci ad attraversare il Mediterraneo due volte l'anno. I grandi veleggiatori, come le poiane, gli avvoltoi, le aquile e le cicogne, evitano di volare sopra grandi distese d'acqua prive di quelle correnti termiche che riducono il costo energetico della migrazione. Questi rapaci preferiscono attraversare il Mediterraneo sui punti più stretti seguendo rotte ben determinate. Frequente il passaggio per lo Stretto di Gibilterra, ma anche attraverso il Mediterraneo orientale, via Eliat (Israele), o percorrendo la via del Bosforo; un'altra linea molto importante vede l'Italia come protagonista con il Canale di Sicilia usato per raggiungere il continente europeo. I rapaci più indipendenti dalle correnti termiche, quelli che migrano con volo battuto (come i falchi, le albanelle e il Falco pescatore) si spostano prevalentemente su un fronte largo e si fanno vedere solo in numero ridotto sulle rotte precedentemente indicate.
Una volta sul continente, i migratori tendono a seguono le linee di costa, le montagne o le valle che sono orientate nella buona direzione di migrazione. Quindi il fenomeno migratorio vede le coste italiane e in particolare il San Bartolo come protagonista.
Esistono centinai di luoghi sparsi in tutto il mondo dove si possono osservare una concentrazione di rapaci durante le due migrazioni, primaverile ed autunnale. Ecco alcuni punti di rilevante importanza e classificati in questo modo:
1) fra 600.000 e 2.000.000 individui osservati: - Veracruz (Messico)
- Eilat (Israele)
2) fra 100.000 e 600.000 individui: - Stretto di Bab-el-Manded (Djibuti)
- Bur Safaga (Egitto)
- Hula Valley (Israele)
- Stretto di Gibilterra (Spagna)
- Tonala (Messico)
- Canale di Panama
- Bosforo (Turchia)
3) fra 10.000 e 100.000 individui: in 108 luoghi di cui 8 in Africa, 33 in Asia, 19 in Europa (tra cui lo stretto di Messina), 12 in America centrale e del Sud e 36 in America del Nord.
Nel Parco del San Bartolo, grazie alla sua posizione lungo la costa e alla sua particolare conformazione geomorfologica (falesia di fronte al mare) si possono vedere in primavera fino a 3-4.000 rapaci migratori, ma si stima il loro numero reale introno ai 6.000 individui, visto che le ore di osservazione fatte non coprono al 100% le ore diurne. E’ quindi un territorio protetto particolarmente sfruttato dai rapaci migratori per i loro spostamenti primaverili.
Principali rotte migratorie tra Europa e Africa
I movimenti migratori sono principalmente una risposta ai cambiamenti stagionali della disponibilità alimentare. Alcuni rapaci si nutrono principalmente di prede omeoterme, cioè il cui sangue varia la temperatura a seconda dell’ambiente, e quando le temperature si abbassano, questo tipo di prede muore o si nasconde in luoghi riparati per svernare. Questi rapaci sono quindi obbligati ad andare verso zone dove l’abbondanza di cibo permette loro di sopravvivere. Il Biancone, per esempio, si ciba esclusivamente di rettili e quando l’inverno si avvicina, migra verso l’Africa transahariana, visto che tutti i rettili delle zone temperate scompaiono. Altri rapaci mangiano uccelli passeriformi e li seguono quando questi migrano verso quartieri dove si trova il cibo più facilmente. Altri ancora, come il Falco pescatore, si nutrono solo di pesci e quando i laghi dell'Europa settentrionale ed orientale gelano, sono costretti a cercare posti di acqua aperta.
Gli uomini sono sempre stati affascinati dai movimenti migratori. Addirittura, i primi uomini erano migratori e la conoscenza della migrazione degli animali era legata alla loro sopravvivenza, visto che spostarsi verso zone dove uccelli e mammiferi si concentravano, assicurava ai primi cacciatori una fonte di cibo.
La migrazione degli uccelli posa interessanti questioni: come e quando è cominciata? Perché alcuni migratori volano dall’Artico all’Antartica ogni anno, quando altri fanno solo qualche migliaio di chilometri? Perché alcuni volano solo di notte, altri di giorno, altri ancora notte e giorno? Gli ornitologi hanno provato e provano tuttora di rispondere a queste domande, e nonostante un secolo di lavoro su questi temi, abbiamo ancora molte più ipotesi che risposte.
I ricercatori lavorano sia sul campo che nei laboratori. Nei laboratori, gli studi si concentrano per esempio sul problema del meccanismo ormonale che guida la migrazione, sui sistemi di navigazione che gli uccelli usano e sui costi metabolici della migrazione. Inanellando gli uccelli e usando il radar per individuare gli stormi o gruppi nel cielo, gli ornitologi identificano le rotte di migrazione e gli stopover, e possono studiare l’influenza della meteorologia sulla migrazione.
Un modo efficace per studiare la migrazione dei rapaci è di posizionarsi in luoghi dove i rapaci si concentrano durante le migrazioni e osservarli per contarli e riconoscerli. Questo metodo è molto attrattivo visto che chiunque, con un po’ di esperienza, può partecipare. L’osservazione dei rapaci sulla loro rotta di migrazione è uno dei migliori modi per studiare la migrazione.
Esistono, come abbiamo visto precedentemente, centinaia di posti sparsi in tutto il mondo dove si possono osservare migliaia di rapaci in migrazione. Ma le prime osservazioni sistematiche e scientifiche sono cominciate nel lontano settembre 1934, quando un certo Maurice Broun, salì in cima a Hawk Mountain’s North Lookout, in Pensylvania, per registrare il passaggio dei rapaci. Da allora, molti altri punti di concentrazione sono stati evidenziati. E’ in questo contesto che il Parco Naturale del San Bartolo ha avviato il progetto migrazione dei rapaci nella primavera 1998 per raccogliere i primi dati sistematici sulla migrazione dei rapaci in quest'area protetta. Il campo di osservazione, composto da ornitologi, volontari più o meno esperti, ha raccolto migliaia di dati ogni stagione. Questa grande quantità di dati - determinando dove, quando, quali rapaci, quanti e in quale condizioni meteo passano- ha dato un’importante contributo allo studio della migrazione dei rapaci.
Condizioni per la migrazione
In genere, la migrazione degli uccelli avviene in un fronte largo, più che lungo corridoi stretti. Ma lungo la rotta, i migratori possono incontrare particolarità topografica, tali catene montuose o grandi distese di acqua, che concentrano e guidano gli uccelli. Certi rapaci, come i falchi, le albanelle e il Falco pescatore, migrano più o meno sempre su un fronte largo, anche sopra il mare. Ma la maggior parte dei rapaci migra sopra la terra ferma dove le correnti ascensionali li aiutano a volare senza troppo battere le ali e quindi permettono loro di risparmiare energia. Esistono due tipi di correnti ascensionali: le correnti ascensionali termiche e quelle di pendio.
Correnti ascensionali termiche. Queste correnti nascono con il riscaldamento del suolo in particolari zone. L’aria riscaldata al suolo, più leggera dell’aria fredda in quota, comincia a salire e a risucchiare l’aria circostante e ciò si autogenera finché c’è il sole per dare l’energia sufficiente a alimentare questo sistema. Queste termiche di aria calda possono essere estese su grande superfici o localizzate. La termica continua a salire e perde gradualmente il calore a causa dell’aria fredda intorno. Quando le temperature si equivalgano, il vapore d'acqua contenuto in questa termica raggiunge il suo punto di condensazione e una nuvola si forma. I "cumulus" marcano quindi la cima di una termica. La formazione di termiche è più importante in primavera, quando i raggi del sole arrivano sulla terra, nel nostro emisfero, in un angolo favorevole, cioè vicino alla verticale. Quando una termica si forma, la polvere, le foglie e gli insetti – qualsiasi cosa abbastanza leggera per essere portata da questa termica – comincia a salire. I rapaci scoprono la presenza di una termica vedendo questo materiale alzarsi. Non è raro osservare centinai di rapaci insieme sfruttando l’aria ascendente di una termica durante una migrazione. Le corrente ascensionali termiche producono anche infrasuoni che i rapaci sono capaci di sentire e quindi di localizzare. I veleggiatori usano queste termiche per minimizzare i costi energetici della migrazione e attraversare gli stretti di mare. Quando arrivono in cima alla termica, con movimenti circolari per non uscire da essa, il movimento ascensionale dell'aria non è più abbastanza forte per supportare il peso dei rapaci e quindi questi la lasciano in scivolata verso un’altra termica senza quasi mai battere le ali. Perdono quota ma si rialzano di nuovo dentro la termica seguente. Riescono così a percorrere, in condizioni meteo ottimali decine di chilometri senza quasi mai battere le ali.
Le correnti ascensionali e di pendio che favoriscono la migrazione sul
San Bartolo
Esiste una correlazione fra le condizioni meteo e il numero di rapaci osservati in migrazione. Questa correlazione è complessa e dipendente da numerosi fattori ma si sono identificati i quattro principali fattori che determinano concentrazione di rapaci durante la migrazione primaverile:
- l'avvicinarsi di un sistema di bassa pressione;
- venti da sud;
- aumento di temperature;
- la diminuzione della pressione.
Ciò potrebbe permettere agli ornitologici, analizzando le carte di previsioni del tempo, di predire una buona giornata per il passaggio dei rapaci. Questo funziona, ma non sempre perché alcune specie sembrano ignorare le condizioni meteorologiche.
Sul San Bartolo, durante le otto stagioni di osservazione i dati meteo sono stati raccolti, giorno per giorno (direzione e forza del vento, pioggia, copertura del cielo e visibilità) per potere analizzare la relazione tra il passaggio migratorio e le condizioni meteorologiche.
Si è avverato che i fattori meteorologici agiscono tutti insieme e non singolarmente e quindi non è apparsa una relazione netta tra numero di rapaci avvistati e condizioni meteo. In teoria si dovrebbe vedere più individui con tempo sereno e vento debole, ma non è stato raro osservare più rapaci i giorni con condizioni pessime (pioggia, vento forte contrario). In più è apparso che la presenza di una alta pressione (tempo sereno, vento debole, temperatura alta), spesso era accompagnata da un numero basso di avvistamenti. Molto probabilmente perché l’alta pressione favorisce la nascita di termiche potenti e alte, e quindi la facile scomparsa dei rapaci nel cielo. Qui un’affermazione evidente ma importantissima: non è perché non si osservano dei migratori che non passano. E quindi il numero di rapaci avvistati in un giorno, in un mese o in un intera stagione sarà sempre inferiore al numero realmente passato in questo periodo e le condizioni meteo ne sono la causa principale.
Il numero di rapaci “osservabile” in un giorno su un luogo, dipenderà, non solo delle condizioni meteo, ma anche e soprattutto della posizione di questo luogo sulla rotta migratoria, della velocità del rapace e della distanza dal luogo di partenza. Tutti questi fattori agiscono insieme in maniera complessa sul passaggio migratorio di un singolo luogo. Le condizioni meteo del posto di osservazione influenzeranno il passaggio ma a livello locale: i rapaci migratori sono spinti dall’istinto migratorio e delle condizioni meteo sfavorevoli le potranno al più rallentare o deviare dal posto di osservazione.
Falco di palude (disegno di Lorenzo Starnini)