Progetto Acquatici Svernanti

Lo studio dello svernamento degli uccelli acquatici è iniziato nel 2000 ed è effettuato ogni inverno, dalla fine di settembre fino ai primi di marzo Il rilevamento ha lo scopo principale di censire le specie svernanti lungo la fascia costiera del Parco e di scoprire la reale importanza di quest'area per lo svernamento degli uccelli acquatici. Il Parco Naturale del San Bartolo ha complessivamente 12km370 di costa media alta. Il rilevamento si è concentrato sugli uccelli acquatici, ma bisogna sapere che l'intera area protetta è utilizzata come luogo di svernamento anche da specie di uccelli non acquatici.. Le uscite hanno interessato tutta la zona costiera ma anche la foce del fiume Foglia, i primi 8 km del fiume verso l'interno, e la discarica di Ca'Asprete del comune di Tavullia, zona particolarmente frequentata dai gabbiani. I vari censimenti sono stati effettuati a piedi lungo la spiaggia, in macchina fermandosi da punti panoramici della falesia e in barca dal mare. Il censimento a piedi ha il vantaggio di rilevare tutti gli individui nel tratto di costa censito e di osservare con maggiore vicinanza il comportamento degli uccelli ma non può rilevare tutta la costa in un giorno solo, ma in tre. Questo fa si che gli animali possono essere contati diverse volte. Il censimento in macchina invece permette la copertura totale della costa, evitando cosi il problema del doppio conteggio ma ha lo svantaggio di non poter censire tutti gli animali visto che, dalla falesia, i più piccoli uccelli svernanti sono difficilmente visibili. Infine il censimento in barca presenta i vantaggi dei due precedenti, potendo censire tutta la costa e anche al largo e osservare da vicino gli uccelli ma per problema di meteorologia e di logistica no può essere ripetuto ogni settimana ma una volta ogni tanto. I tre tipi di censimento sono quindi complementari e permettono di aver un'idea precisa di tutte le specie presente d'inverno lungo la costa del San Bartolo e del numero di individuo di ciascuna specie.

In più del censimento delle varie specie svernanti sono state effettuate osservazioni eco-etologiche che hanno interessato soprattutto il calcolo del tempo di immersione delle anatre tuffatrici con la qualità del esito ma hanno anche interessato l'utilizzo di certe area come dormitorio

Siti utilizzati ai fini del monitoraggio (2000-2006)

 

1.                 Ponte Vecchio – FS

2.                 Foce fiume Foglia

3.                 Porto

4.                 Porto – Baia Flaminia

5.                 Hermitage

6.                 Santa Marina e Spiaggia Santa Marina – Baia Flaminia

7.                 Monte Castellaro

8.                 Valle Brisighella e Spiaggia Monte Brisighella – Santa Marina

9.                 Fiorenzuola e Spiaggia di Fiorenzuola

10.             Casteldimezzo e Spiaggia di Casteldimezzo

11.             Vallugola

12.             Gabicce mare

 

Carta dell’area di studio (in blu) e punti di osservazione (numeri)

 

   

Quadro riassuntivo

Durante i sei anni di studio sono state individuate 19 specie di uccelli svernanti (Tabella 1), distribuite nelle diverse stazioni di osservazione.

Tabella n.1: Specie di uccelli svernanti lungo il Parco Naturale

del Monte San Bartolo e il fiume Foglia

SPECIE

N° massimo

avvistato

Popolazione stimata

nel picco di presenza

(gennaio)

Presenza lungo
Il San Bartolo
Presenza lungo
il Foglia
Stato fenologico per il S. Bartolo

Svasso piccolo

75

90-100

X

X

M reg, W

Svasso maggiore

85

100-120

X

 

M reg, W

Cormorano

90

100-120

X

X

M reg, W, E

Garzetta

1

0-1

X

X

M reg, W irr

Airone bianco maggiore

1

0-1

X

X

M irr, W irr

Airone cenerino

29

35-40

X

X

E, M reg, W

Volpoca

1

0-1

X

 

M irr

Smergo minore

30

35-40

X

 

M reg, W

Strolaga minore

1

0-2

X

 

W irr

Piro-piro piccolo

2

10

X

X

B?, M reg, W

Gabbiano comune

800

1000-1500

X

X

M reg, W, E

Gavina

87

150

X

 

M reg, W

Gabbiano reale mediterraneo

1200

2000-3000

X

X

M reg, W, E

Gabbiano corallino

4

0

X

 

M irr

Zafferano

4

5-10

X

 

M reg, W

Beccapesci

20

0

X

 

M reg

Gallinella d'acqua

22

35-40

 

X

SB

Cygno reale

2

0-2

X

 

W irr

Martin pescatore

1

4-5

X

X

B?, M reg, W

Specie non acquatiche

 

Albanella reale

2

1-3

X

 

M reg, W reg

Pavoncella

1

-

X

 

M irr

Picchio muraiolo

1

1

X

 

W reg

TOTALE

Acquatici svernanti

2350

3400-5000

 

 

 

Simboli usati per indicare lo stato fenologico: S= sedentario; B= nidificante; W= svernante; M= migratrice; E= estivante; reg= regolare; irr= irregolare; ?=stato incerto

 

 

 

Grafico n. 1: Numero massimo di individui delle specie più frequenti monitorate durante i singoli censimenti dell’intero periodo di studio (2000-2006)

 

Se si prende in considerazione il numero massimo di individui che durante i 6 anni di monitoraggio sono stati avvistati per ogni singolo censimento, appare che le tre specie di Laridi in esame (Gabbiano comune, Gabbiano reale e Gavina) presentano il valore più alto con due picchi molto elevati rappresentati dalle specie ridibundus e cachinnans.

In questo caso il valore del dato delle Gavine supera quello dei Cormorani e degli Svassi maggiori solamente perché le prime si muovono in gruppi più ampi rispetto ai secondi. Infatti una più attenta elaborazione sulle medie evidenzia una differenza.

Grafico n. 2: Percentuale delle specie per ogni sito sul totale delle specie presenti nell’intera area di studio (2000-2004)

 

Dalla distribuzione in percentuale delle specie per ogni sito (Grafico n. 4) risulta che a Baia Flaminia nei primi 4 anni di studio (2000-2004) il valore rimane costante attorno al 60% (N = 9). Un aumento risulta se ci si avvicina alla zona del porto di Pesaro in cui la percentuale raggiunge l’86,7% (N = 13) nel 2002 e nel 2003 e l’80% (N = 12) negli anni 2001 e 2004. Valori percentuali elevati sono stati osservati anche a Casteldimezzo nel 2003 (80% N = 12) e in maniera minore nella zona di Fiorenzuola nel 2001 (60% N = 9). La percentuale di specie minore risulta essere del 6,7% (N = 1) nella zona di Monte Castellano nel 2002. Tale risultato percentuale di presenza di una determinata specie in un sito non esclude la presenza della stessa negli altri siti.

 

Problema della pesca con rete

Si è avverato una pratica assai diffusa da parte di pescatori, sia professionisti che amatoriali, di buttare delle reti a meno di 200m della riva, pratica proibita dalle normative vigente sulla pesca. Questa infrazione porta spesso alla morte per annegamento di uccelli acquatici che buttandosi sott'acqua alla ricerca di cibo, non vedendo le reti specialmente se l'acqua è torbida, rimangono impigliati dentro senza poter risalire in superficie. E' un problema molto importante da risolvere per la conservazione delle specie acquatiche lungo la costa del San Bartolo. Tali episodi potrebbero cessare con una maggiore informazione ai pescatori e un'eventuale collaborazione con il Parco e la Capitaneria di Porto.

 

Il Foglia

Il Foglia ha la sua sorgente negli Appennini pesaresi e la sua foce coincide proprio con il confine meridionale del Parco. E’ un fiume relativamente importante, il secondo dopo il Metauro per la provincia di Pesaro-Urbino. E' inquinato a molto inquinato (indice IBA bassissimo) soprattutto nei suoi ultimi tratti. Il censimento ha interessato 8 km del fiume dalla foce, camminando lungo la riva sinistra. Nonostante la pessima qualità dell’acqua lungo i suoi ultimi chilometri sono presenti alcune specie acquatiche (vedere tabella)

 

Conclusioni

Esistono zone lungo la costa frequentate maggiormente e quindi importanti per lo svernamento degli acquatici e sono:

- Baia Flaminia, Porto, foce del Foglia e costa fino Sta Marina: osservazione di 13 specie acquatiche sul totale delle 18 avvistate. La presenza degli scogli (posatoi, dormitorio, rifugio) e dalla foce del Foglia (apporto di materiale organico) sono i fattori che determinano la presenza della maggior parte delle specie di svernanti in questa zona;

- zona sotto Mte Brisighella: importante zona di svernamento per lo Smergo minore in cui si è sempre avvistato il maggior numero di individui. Probabilmente trovano lì un tipo di pesce particolare e una zona di rifugio poco frequentata dall'uomo;

- Vallugola: si vedono soprattutto le due specie di svasso in numero sempre abbondante;

- Gabicce Mare: ai confini del Parco, la zona degli scogli è frequentata da più del 30% (20-30 individui) di tutta la popolazione di Svasso maggiore presente d'inverno lungo il San Bartolo;

- Foglia: si possono osservare d'inverno ben 9 specie lungo gli ultimi 5 Km del fiume. Anche se la Garzetta e l'Airone bianco maggiore sono rari, le altre specie sono stabili e usano il fiume come zona di alimentazione, rifugio e dormitorio.

Ad una prima lettura dei dati comportamentali emerge che la presenza degli individui delle diverse specie non è sempre la stessa lungo la fascia di costa individuata come area di studio. Si evidenzia infatti che la maggior parte delle specie di Gabbiani utilizza prevalentemente la spiaggia sia di Fiorenzuola che, soprattutto quella di Baia Flaminia. Gli Aironi cenerini, invece sostano prevalentemente su quella parte di scogliera a ridosso della spiaggia che si trova sotto il faro di Pesaro. Gli Smerghi minori sono tra tutte le specie presenti quelli che sostano più a largo mentre la distribuzione degli Svassi maggiori è più alta in corrispondenza delle due zone portuali di Gabicce mare e Pesaro, questa specie insieme allo Svasso piccolo è quella che utilizza maggiormente la darsena del porto per le varie attività sia diurne che notturne. Nonostante, sia stato osservato lungo i 12Km di costa, lo Svasso maggiore ha frequentato di più le acque costiere di Baia Flaminia, Casteldimezzo e Vallugola per alimentarsi, mentre all’imbrunire si osservavano spesso molti individui (15-25) raggrupparsi al confine del Parco.

La distribuzione delle Gallinelle d’acqua risulta essere solamente lungo il corso del fiume Foglia, per le peculiari caratteristiche della specie, in quanto uccelli di acque dolci.

Per quanto riguarda i Cormorani, è stato individuato un sito di roost (dormitorio) sulla piattaforma di miticultura che si trova a largo della falesia. In questo sito si sono osservati fino a 45 individui di questa specie aggregarsi. Questi uccelli provenivano, fin dalle ore 16 del pomeriggio, sia da sud-est (direzione del fiume Foglia di Pesaro) che da nord-ovest (direzione delle città di Rimini).

Dalle osservazioni risulta inoltre che i Cormorani utilizzano ampiamente, durante tutto il giorno, anche le scogliere emerse che si trovano lungo la linea di costa e i pali che affiorano sulla superficie, come strutture necessarie al riposo tra una immersione e l’altra ma soprattutto come siti dove poter asciugare le piume.

I Gabbiani reali utilizzano quindi la costa del San Bartolo come dormitorio essendo un tratto di mare particolarmente tranquillo d'inverno e non troppo disturbato dalla presenza di imbarcazioni. E’ stato rilevato inoltre che i Gabbiani reali arrivano nei siti di roost a partire dalle 15.30 (1 ora e mezza prima del tramonto) posandosi in mare a gruppi ad una distanza di circa 200m dalla costa.

 

Esistono due zone al largo del Parco, a circa 3 Km della costa, dove si pratica la mitilicoltura. La presenza dei mitili e l'abbondanza di pesce tra le strutture degli allevamenti fanno delle mitilicolture un ambiente particolarmente attrattivo per molti uccelli marini. Si può osservare il Cormorano che utilizza i galleggianti degli allevamenti per il pernottamento e lo Smergo minore che sfrutta anche lui questo tipo di ambiente. La presenza di alghe e crostacei sugli allevamenti potrebbe attirare specie normalmente presenti in acque basse quali il Germano reale (Anas platyrhynchos) e la Folaga (Fulica atra). Ma visto la lontananza e la difficoltà di raggiungere queste mitilicolture, sono stati effettuati pochi censimenti finora e quindi non è ancora accertato la presenza di queste specie attorno ai galleggianti.

 

Il Parco Naturale del Monte San Bartolo riveste un importante ruolo come sito di svernamento per alcune specie di uccelli acquatici che necessitano di un habitat particolare dove poter passare l’inverno. Tale habitat è reso favorevole dalla presenza della falesia e di zone portuali che sono utilizzate come rifugio in particolari periodi dell’anno.

Anche se la maggior parte delle specie sono “comuni”, nell’area del Parco sostano specie di particolare interesse conservazionistico come per esempio il Gabbiano corallino e il Cigno reale. Il primo è inserito negli allegati della direttiva Comunitaria 79/409/CEE “Uccelli” e quindi risulta una specie che in futuro dovrà essere maggiormente monitorata per aumentarne le conoscenze, soprattutto dal punto di vista popolazionistico. Per quanto riguarda il Cigno reale, la presenza all’interno dell’area di studio è imputabile alle caratteristiche fenologiche proprie della specie che durante il periodo invernale necessita di periodi di stop-over per accumulare riserve di cibo per la successiva migrazione primaverile nelle zone di riproduzione. I Cigni reali trovano nella zona del Parco del S. Bartolo le condizioni favorevoli (meteorologiche, alimentari e di basso disturbo antropico) per una prolungata sosta.

 

Tuttavia la maggior parte delle specie presenti è sottoposta continuamente a forme di disturbo antropico che causano frequenti interruzioni dell’attività di pesca e fughe in volo verso zone più tranquille. Responsabili di queste alterazioni dei normali ritmi di attività delle diverse specie, sono soprattutto pescherecci, motoscafi e gommoni, che transitano molto vicino alla riva, spesso addirittura all’interno delle scogliere frangiflutti. Per questo motivo si ritiene opportuno potenziare il servizio di vigilanza nella zona allo scopo di garantire che le imbarcazioni rispettino le distanze minime da riva imposte dalle leggi vigenti.

 

Anche se sono stati fatti pochi censimenti lungo la costa fuori dall’area del San Bartolo, si è constatato un numero basso di specie e di individui lungo la costa a sud e a nord del Parco. Solo poche volte si è avvistato lo Svasso piccolo e lo Svasso maggiore. Questo ci indica come l’area costiera del San Bartolo è molto importante per l’avifauna acquatica svernante che trova lì:

(1)     una zona poco disturbata all’uomo durante l'inverno e quindi propizia all’alimentazione e formazione di dormitori;

(2)     una zona riparata dai venti da settore SE, S, SO e O e quindi con condizioni del mare spesso idonee alla ricerca di cibo;

un mare abbastanza ricco in pesci, crostacei e molluschi, principali prede degli uccelli acquatici, dovuto alla non troppo antropizzazione della costa che messa in relazione alla

La creazione di una fascia protetta lungo la linea di costa, tradizionale area di svernamento di uccelli acquatici e l'intensificazione dei controlli da parte della Capitaneria di Porto e da agenti qualificati alla sorveglianza dell'Ente Parco, potrebbe garantire condizioni ancora più adatte e probabilmente incrementare ulteriormente il contingente svernante.

In conclusione possiamo affermare che per le peculiari caratteristiche orografiche e litologiche la costa del Parco del Monte San Bartolo risulta un importante sito di svernamento di uccelli, dotato inoltre di una notevole importanza per la conservazione di questi e per una gestione intelligente atta al mantenimento di un habitat che è caratteristico di questa zona del medio-alto Adriatico.

La creazione di una fascia protetta lungo la linea di costa, tradizionale area di svernamento di uccelli acquatici e l'intensificazione dei controlli da parte della Capitaneria di Porto e da agenti qualificati alla sorveglianza dell'Ente Parco, potrebbe garantire condizioni ancora più adatte e probabilmente incrementare ulteriormente il contingente svernante.