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Gabicce Monte La storia delle origini di questa fortezza è strettamente
legata a quella già narrata per gli altri due castelli delle <terre
di Focara>, anche se l’epilogo è forse un po’ più
triste, visto che gran parte dei resti sono andati perduti in seguito
al grande sviluppo turistico che la cittadina ha avuto in questi anni.
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Oggi, ad eccezione della chiesa di Sant’Ermete,
sono poche le tracce lasciate dalla fortezza, anche se fino all’ultima
guerra erano ancora visibili alcuni resti delle mura, la porta su cui
troneggiava un piccolo campanile e un nucleo antico di case dalle viuzze
strette e tortuose, che rappresentavano una modesta difesa contro l’implacabile
forza dei venti di bora. Un piccolo patrimonio dell’antichità, unica testimone della fortezza giunto fino ai nostri giorni, è la chiesa di Sant’Ermete, a cui è attribuita la stessa età del castello. Le prime tracce della sua esistenza si rintracciano in un documento datato 3 settembre del 909, conservato dall’Arcivescovado di Ravenna, in cui si attesta che <…la contessa Ingelrada…concede…il monasterium di S. Ermete>. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito numerosi rifacimenti, fino ad essere quasi completamente ricostruita nel 1700. Originariamente la struttura aveva probabilmente un’architettura bizantina, dominante a Ravenna nella seconda metà del ‘500. In seguito, acquisì fattezze romaniche per poi trasformarsi in rinascimentale nel periodo delle grandi ristrutturazioni degli edifici ecclesiastici intorno al 1570. Come già anticipato, a causa della vetustà dell’edificio, Sant’Ermete venne ricostruita dalle fondamenta a partire dal 1782 e nella nuova struttura, ad eccezione dei quadri che adornavano gli altari, furono rinnovati tutti gli arredi, molti dei quali tuttavia andarono per gran parte perduti nel 1860, in seguito al passaggio delle proprietà dello Stato Pontificio al Regno d’Italia. Dopo la seconda guerra mondiale, la chiesa subì nel 1952 un’ennesima ristrutturazione, in cui venne ripristinato lo stile settecentesco con cui oggi tuttora ci appare. Semplice e priva di particolari decorazioni, la chiesa presenta una facciata a capanna, e di fianco alla porta Maggiore troviamo il campanile, dalla struttura tozza e quadrata. Al suo interno sono conservati oggetti e opere d’arte di valore, tra cui candelieri e reliquiari che testimoniano l’arredo precedente ai numerosi saccheggi che ne hanno molto impoverito il patrimonio. Particolarmente importanti e degni di nota sono un affresco di scuola marchigiana di fine ‘300 e inizi ‘400 che rappresenta la Madonna del latte, e una tela raffigurante la Crocifissione di autore ignoto risalente alla prima metà del XV secolo. Altrettanto importante è anche il Crocefisso ligneo di stampo artistico riminese del trecento, appartenuto presumibilmente ad un Monsignore di Rimini, appartenente alla famiglia Tonini di Gabicce Monte. L’arte delle maioliche |
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